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 Lezione di astrofisica  09/05/2012 
Lezione di astrofisica Il giorno martedì 24 aprile 2011 le classi terza e quarta B del liceo hanno assistito ad una lezione di astrofisica tenuta da un relatore d’eccezione, il professore Vincenzo Antonuccio- Delogu. Membro dell’INAF, ricercatore presso l’Osservatorio di Astrofisica di Catania, ha lavorato al Theoretical Astrophysics Center all’Università di Copenaghen (Danimarca)e attualmente è Visiting professor alle Università di Oxford (UK) e Heidenberg (Germania). Punto di partenza del discorso è stata una delle sue ultime ricerche, presentata ad Oxford insieme con il collega Joseph Silk e intitolata Black Holes’ Feedback in Galaxy Formation, attraverso la quale siamo stati istruiti a partire dal periodo di formazione del nostro universo, quando il cosiddetto gas primordiale ha cominciato ad organizzarsi in piccole unità distanti tra loro che avrebbero poi costituito le galassie. Tra queste le più interessanti per gli astrofisici sono le Quasar, conglomerati di stelle di enormi dimensioni e estremamente lontani da noi che hanno al loro centro un buco nero, una regione di spazio caratterizzata da altissima densità, capace di emettere una quantità di radiazioni pari a quella emessa da 100 mld di stelle. La base delle ricerche del prof. Antonuccio è la tesi secondo la quale la formazione delle galassie e quella dei buchi neri siano strettamente collegate tra loro, a partire dal fatto che stelle e buchi neri si sono formati contemporaneamente nella storia dell’Universo. Ciò che più affascina di questi fenomeni è sicuramente la loro capacità, teorizzata e discussa da molti fisici, di rovesciare la dimensione dello spazio- tempo grazie al particolare campo gravitazionale. Il possibile mutamento della spazio-temporalità, presente già nelle filosofie antiche sotto forma di mito e oggetto di studio di numerosi pensatori greci, continua dunque a porre i suoi interrogativi anche in campo scientifico, dove, così come in filosofia, viene istintivamente associato al momento rigenerativo-creativo dell’universo. D’altronde i concetti stessi di spazio e tempo non sono ancora definibili con precisione: nella teoria di Newton, che è alla base della meccanica classica, spazio e tempo sono fattori passivi, che fungono da contenitori degli eventi del cosmo ( a livello teorico è infatti riscontrabile una vicinanza con le definizioni aristoteliche, che concepivano spazio e tempo solo in funzione dei corpi e degli eventi in divenire, ovvero come contenitori di essi). Con la teoria della relatività ristretta di Einstein lo spazio-tempo diventa attivo e determinante,struttura capace di determinare la massa. Discorso a parte meriterebbe la concezione newtoniana dello spazio come sensorium dei. Oggi lo spazio è definito come l’insieme degli eventi possibili nell’universo, il quale diventa a sua volta lo spazio- tempo del possibile. Il Professore ci ha parlato anche del maggiore quesito che si pongono oggi gli studiosi del cosmo, ovvero la natura di quel componente dell’universo definito quintessenza, impossibile da catalogare come materia o energia oscura dal momento che non ha in comune con questa nessuna caratteristica e in più è un’energia dinamica che cambia nel tempo. Definire questa “quinta forza” appare fondamentale una volta saputo che essa costituisce il 73% dell’universo e gli astri luminosi solo il 23%, a testimoniare quanto sia piccola e precaria la conoscenza umana del cosmo, nonostante le grandi scoperte e le brillanti intuizioni di fisici e astronomi che ogni giorno arricchiscono di nuovo sapere una scienza in continua evoluzione. Galderi Aura Antonia 3A
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